I CAPOLAVORI DI ANDY WARHOL A ROMA

 

Dopo il successo ed il grande consenso di critica, arriva a Roma da Milano la prima grande mostra monografica dedicata al padre e mito della Pop Art, Andy Warhol. Dal 18 Aprile al 28 Settembre 2014 al museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla, saranno esposte 150 opere tra cui tele, fotografie, sculture del mitico artista americano, illuminato interprete della società di massa e del consumismo della società americana degli anni 60-70. L’abilità di Andy Warhol fu quella di saper trasformare in Arte i feticci dell’immaginario collettivo americano tipico di quegli anni come il culto della celebrità. Le opere esposte provengono dalla collezione di Peter Brant uno dei più grandi collezionisti d’arte contemporanea del mondo. Andy Warhol e Peter Brant furono anche grandi amici nella vita e la mostra a lui dedicata è un omaggio al genio visionario dell’artista americano, vetrinista, pittore, e poi scultore. Infatti anche grazie alla profondità della sua visione sociologica della società seppe trasformare semplici ritratti come quelli di Mao Tse-Tung, Marilyn Monroe, Liz Taylor in icone senza tempo. L’esposizione oltre ad       evidenziare l’estro immaginifico di Warhol e della sua arte, riesce a far conoscere al visitatore non solo la sua immagine esteriore ma anche l’anima del Warhol. In conclusione oltre ai ritratti sopra menzionati sono esposte una serie di Polaroid, le Ultime Cene di Leonardo da Vinci, nelle quali l’artista americano aggiunge su tela una serie di colori diversi sopra la figura stessa, oltre ai famosi autoritratti.

 Roma 21 Aprile 2014 a cura di Marco Minuto

RODIN IL MARMO, LA VITA ALLE TERME DI DIOCLEZIANO

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Sono questi i versi della Divina Commedia a cui è ispirata l’opera centrale della mostra di Rodin aperta il 18 febbraio al Museo Nazionale Romano delle terme di Diocleziano.

Il bacio.

Le due figure che si avviluppano in un abbraccio rappresentano la trasgressione di un amore finito in tragedia, quello tra Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, la cui storia, particolarmente cara al romanticismo, è entrata a far parte dell’immaginario collettivo sentimentale. L’opera di Rodin, ispirata al V canto dell’Inferno, era stata inizialmente concepita come parte integrante di un opera maggiore, La porta dell’inferno, commissionata allo scultore dal Museo delle Arti Decorative di Parigi. Rodin alla fine decise di non aggiungerla all’opera maggiore, perché Il bacio emanava un’intensità espressiva tale da poter essere considerata un’opera a sé stante. Le sculture della mostra Il marmo, si susseguono in ordine cronologico. Ne possiamo contare più di sessanta tra cui L’uomo dal naso rotto , Il ritratto di Camille Claudel , Il bacio del fantasma alla ragazzaIl ritratto di Victor Hugo. Tutte le opere possono essere inserite nella tematica del non finito, concetto caro a Rodin che la mutuò da Michelangelo, sua grande fonte di ispirazione. Rodin scolpisce ricreando l’idea del movimento, forzando i contrasti tra i pieni e i vuoti, caricando la materia di un forte valore simbolico. Le opere suscitano nell’osservatore emozioni contrastanti. La pelle dei corpi, le forme sinuose delle donne, i volti e le mani rappresentate sembrano reali. Solo il freddo del marmo ci riporta alla realtà. Ma toccando o guardando queste opere il marmo diviene solo un mezzo per rappresentare qualcosa che sembra imprigionare un’anima. La rivoluzione che Rodin provocò nella scultura può essere paragonata a quella avviata dall’Impressionismo nella pittura. Egli prediligeva modellare blocchi di marmo in modo realistico senza scolpirli interamente, andando contro alla tendenza dell’epoca in cui dominava un’ideale di scultura perfetta e rifinita. Il suo obiettivo era quello di mescolare la tradizione scultorea di Michelangelo con l’intenso realismo della tradizione gotica francese. Per quasi tutta la sua carriera artistica Rodin intaglierà e darà forma alle sue sculture, fin quando la mole delle richieste non diventerà cosi elevata da portarlo a fondare una vera e propria bottega, ove egli cominciò a delegare ai suoi aiutanti l’esecuzione di dettagli e opere minori. L’intervento dei collaboratori, riscontrabile in alcune sculture, è riscontrabile insieme all‘influenza esercitata delle committenze. Rodin, indiscusso artista, poeta della forma, ci regala con questa serie di opere un’affascinate esperienza che ci permette di avvicinarci al mondo di un artista francese del secolo scorso.

L’esposizione delle opere di Rodin alle terme di Diocelziano (Viale E. De Nicola 79) iniziata il 18/02/2014 si concluderà il 25/05/2014.

 

Roma 11 Aprile 2014 a cura di Alessia Brescia

Ettore Spalletti, artista visionario, contemporaneo.

 

Ettore Spalletti, artista abruzzese, inizia a esporre le proprie opere nel 1975 in tutti i principali musei del mondo e raggiunge in breve tempo la fama internazionale. All’attivo quattro biennali e il Premio Terna 2010 per l’Arte Contemporanea. Pittore e scultore dalla poetica difficilmente definibile, evoca attraverso le sue opere i confini stessi della pittura e della scultura, attraverso la costante ricerca di un tema che possa mettere in relazione lo spazio, il colore e la forma. Il Maxxi gli dedica, a partire dal  12 marzo al 14 settembre di quest’anno, l’esposizione “Un giorno così bianco così bianco”, interamente curata da Spalletti medesimo. La sala in cui si sviluppa la mostra è un ampio spazio cui l’artista ha voluto conferire quasi un senso di vuoto. Ciascuna delle recenti opere esposte (ne possiamo contare il ridotto numero di cinque) è collocata in una posizione di isolamento rispetto alla successiva, il che consente di entrare in un contatto esclusivo e assoluto con ognuna di esse, liberi dalla sensazione, tipica di alcune esposizioni di arte contemporanea, di ritrovarsi sperduti in un ambiente affollato e disorganico. Nell’opera “Parole di colore”(2011) quattro grandi tele monocromatiche ci portano ora sul tema del “chiaro” ora sullo “scuro” senza mai alterare il motivo di fondo , dedicato al pastello, alla tinta candida, reale e terrena . Visibile è l’applicazione di molteplici strati di colore su tela. Tale sedimentazione comunica un effetto di profondità, quasi a voler rispecchiare i vari stati dell’ essere, fino a toccare la parte più intima e celata dell’artista e, quindi, dell’osservatore. L’opera “Voce bassa” (2014), una tela di grandi dimensioni collocata sul pavimento, è dedicata all’azzurro. L’istallazione sembra voler rappresentare l’essenza stessa dei colori atmosferici. Ne percepiamo l’immagine dell’adriatico all’imbrunire: il confine dell’orizzonte posto tra acqua e cielo resta sottinteso, immerso e perduto in un azzurro siderale. La sensazione di vuoto e leggerezza si libra dal pavimento verso l’alto, quasi ad avvolgerci, Il colore puro richiama sensazioni ancestrali, arcaiche, che ci pongono in contatto con la natura, rievocando lo stupore del bambino, quando per la prima volta si rende conto che quello che sta guardando è il cielo, prendendo coscienza dell’effettività della propria esistenza. Ma l’opera al tempo stesso si sottrae a ogni altra forma di analisi percettiva: lo specchio di azzurro non riflette la nostra immagine, come accadrebbe se fossimo affacciati su uno specchio d’acqua, e quello che sembra restituirci è la nostra anima. Recuperiamo, cosi, un po’ dell’innocenza perduta, immergendoci nella naturale profondità del riflesso acquatico. Riflettiamo sul senso di infinito che tale riflesso ci suggerisce. “Spesso è un mare, la musica, che mi prende ogni senso!A un bianco astro fedele,sotto un tetto di brume o nell’etere immenso,io disciolgo le vele. Gonfi come una tela i polmoni di vento,varco su creste d’onde,e col petto in avanti sui vortici m’avventoche il buio mi nasconde. D’un veliero in travaglio la passione mi vibrain ogni intima fibra;danzo col vento amico o col pazzo ciclonesull’infinito gorgo.Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgola mia disperazione” Charles Baudelaire L’istallazione  “Un giorno cosi bianco cosi bianco” (2013), che dà il nome all’intera mostra, consiste in un cubo bianco lucente, dove possiamo entrare e immergerci come in un bagno di luce. All’interno del cubo ci attende una sorta di esperienza spirituale, una forma di comunicazione con un dio metaforico incarnatosi nella luce che, avvolgendoci, potrebbe essere quella che immaginiamo di incontrare nell’aldilà. Questa luce bianca, pura, candida e forte ci angoscia, rievocando la paura della morte. Ma ecco che subito dopo percepiamo un odore pungente, di vernice fresca, che ci riporta alla realtà con nostro grande sollievo. Resta la certezza di questa luce, una luce bianca che custodisce in sé tutti colori dello spettro cromatico.

Ettore Spalletti, Un giorno cosi bianco cosi bianco,

 

Maxxi , Roma Dal 12 Marzo 2014 al 14 Settembre 2014

 

Roma 4 Aprile 2014 a cura di Alessia Brescia

POMPEI LO SPECCHIO TRISTE DI UNA NAZIONE CHE INVESTE POCO NEL PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE

Nulla di nuovo sotto il sole verrebbe da dire ma ancora una volta assistiamo all’ennesimo crollo nell’area  archeologica di Pompei. La zona è appartenente, a una domus della regia V ed, era già da tempo interdetta alle visite del pubblico e messa in sicurezza per il grande progetto Pompei che andrebbe e quì il condizionale è d’obbligo essere realizzato entro il 2015. Secondo i primi accertamenti dei tecnici giunti sul posto, le dimensioni del tratto di muro che si è andato a sbriciolare è pari ad una lunghezza di 1,30 centimetri. Come riferiscono dal Ministero, la Soprintendenza ha informato l’Autorità Giudiziaria ed, il Comando locale dei carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale. È salito così a 30 il numero dei crolli avvenuti dal 2009 ad oggi tra i più importanti è da ricordare la Domus dei Gladiatori avvenuto nel 2010. L’ultimo crollo di Pompei non è che l’ennesima conferma di come l’Italia continui ad investire in maniera irrisoria sul proprio patrimonio artistico e culturale. D’altronde i dati parlano chiaro come pubblicato da una ricerca dell’Eurostat, L’Italia è il fanalino di coda in termini d’investimenti di spesa pubblica destinati alla cultura solo l’1,1% dietro di noi solo la Grecia. E’ curioso e paradossale, come le due Nazioni tra le più ricche a livello di beni culturali investano poco o per non dire nulla.

 

Roma 21 Marzo 2014 a cura di Marco Minuto

FRIDA KHALO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

 

Dal 20 marzo al 31 Agosto 2014 sarà allestita presso le Scuderie del Quirinale la mostra dedicata all’artista Frida Kahlo, esponente principale della pittura messicana novecentesca.

La figura ed i dipinti dell’artista messicana ci testimoniano, la grandezza della forma espressiva artistica autoraffigurante ma che ci danno pronta testimonianza di ciò che l’arte ha rappresentato per questa straordinaria pittrice. Il tema dell’autoraffigurazione, veniva utilizzato da Frida Khalo come forma espressiva ad un disagio esistenziale ovvero la perdita della mobilità avvenuta in giovane età dopo un’incidente stradale.

Tutto ciò non aveva fermato l’artista nella ricerca dei tratti belli dell’umana esistenza, traendo dalla solitudine e dall’immobilismo motorio l’ispirazione per la sua ricerca esistenziale attraverso la pittura.

La sua forma artistica rappresenta un’inno alla vita, ed alla creatività come mezzo espressivo, che in questo caso sublima l’esistenza superando il limite trasformandolo in opera d’arte.

All’interno della mostra quaranta straordinari ritratti ed autoritratti tra i quali “Autoritratto con collana di spine del 1940” ed “L’autoritratto con vestito di velluto del 1926” dipinto alla soloa età di 19 anni. La mostra è completata anche dallo “Schizzo a matita per il dipinto ospedale”.

La mostra è curata da Helga Prigrutz-Pada, specialista delle opere di Frida Kahlo.

Roma 15 Marzo 2014 a cura di Marco Minuto

MOSTRA DEDICATA A PONTORMO E ROSSO FIORENTINO

PALAZZO STROZZI FIRENZE 8 MARZO 20 LUGLIO 2014

 

Un'ampia rassegna di novantadue opere omaggia due grandi artisti fiorentini del 1500 toscano. Entrambi nacquero nel 1494, il primo Jacopo Chiarucci chiamato pontormo dal luogo in cui nacque il secondo Giovanni Battista di Jacopo chiamato Rosso Fiorentino. Ambedue frequentarono la stessa scuola del grande pittore Andrea del Sarto e per questo furono soprannominati i gemelli diversi dell’Arte.

Antesignani, Anticonformisti e spregiudicati soprattutto nell’uso dei colori accesi, che ne sottolineano il percorso che li renderà dei capiscuola del cinquecento e dei capisaldi assoluti della pittura. In realtà essi ebbero due vite completamente diverse. Pontormo diverrà il pittore di riferimento della dinastia dei medici, mentre Rosso Fiorentino varcherà i confini trasferendosi in Francia alla corte di Francesco I. Ciò che rende unica questa mostra è anche il fatto che molti dipinti sono stati restaurati per l’occasione e tolti dai luoghi originali, possono esprimere il loro splendore e tutte le differenze dei due stili pittorici. Entrambi i pittori affascinati dal mito antico dipinsero grandi pale e molti ritratti, per poi diversificarsi completamente.

Ciò che lasceranno inciso nella Storia dell’Arte fu l’uso del colore acceso. Jacopo Chiarucci non lascierà quasi mai la sua toscana, se non sporadicamente arrivando a Roma per studiare la Cappella Sistina, e Michelangelo; Rosso Fiorentino viaggerà di più arrivando prima a Roma da Clemente dei Medici che gli aprirà le porte per la corte di Francia. Quest’ultimo Passando per Napoli fu influenzato dalla pittura del parmigianino e si rifarà anche al Masaccio e Donatello. Pontormo invece guarderà al nord Europa con le stampe di Durer. Per la sua originalità questa mostra è un evento che si consiglia di non perdere perché assolutamente non ripetibile, essendo i gemelli diversi dell’Arte un ponte tra l’antico ed il moderno soprattutto per il cambio della cromia dei colori.

Roma 10 Marzo 2014 a cura di Marco Minuto

Matisse, Giovane donna in bianco, sfondo rosso, 1946

MATISSE. LA FIGURA-LA FORMA DELLA LINEA- L’EMOZIONE DEL COLORE.

Ferrara - Palazzo dei Diamanti 22 Febbraio 15 Giugno 2014

Matisse è considerato un gigante dell’arte moderna. Il suo genio ha cambiato il corso dell’arte del novecento, donando la sua visione ad ogni genere artistico da lui cimentato. Infatti l’artista ha interpretato temi classici della pittura come la natura morta di stile fiammingo, il nudo, il ritratto con la sua personale elaborazione dei vari stili nella sua incessante ricerca artistica ; come l’impressionismo, Van Gogh e la teoria dei colori, il divisionismo, il neoimpressionismo, il fauvismo di cui fu l’artista simbolo. Ma la figura, principalmente quella femminile è al centro del pensiero e dell’opera di Matisse, una ricerca che durerà l’intero arco della sua esistenza.

La mostra è curata da Isabelle Monod-Fontaine, già vicedirettrice del centro pompidu e si sviluppa tra dipinti, sculture, incisioni, disegni ed esalta il genio di Matisse sia per la sua ricerca sulla forza del colore che per il suo talento sia grafico che scultorio.

Il suo genio creativo e la sua ispirazione rendono tangibili le emozioni risvegliate dai suoi modelli, riuscendo quasi a far danzare i corpi, in arabeschi dai colori esplosivi.

Come Picasso, amico rivale, Matisse a sovvertito la rappresentazione classica della figura, infatti con sagome colorate a composto forme quasi astratte.

La sua opera ha influenzato sia i suoi contemporanei che i pittori del secolo successivo. Le opere esposte sono provenienti da musei di tutto il mondo e da collezioni private. Tra le opere che testimoniano la sua ricerca sulla figura ci sono “Il ritratto di Andrè Derain”, il bronzo “La serpentina”, la tela “Nudo con sciarpa bianca”. Ancor più evidente la sua ossessione per l’essenza della figura femminile è in mostra con l’opera “Le due sorelle” e “Nudo seduta di spalle”.

Nelle opere del primo dopoguerra Matisse è abbagliato dalla luce della Costa Azzurra in cui è sempre presente la figura della modella, dopodichè appaiono due opere sul tema delle “odalische” del 1926-1927. Il suo percorso evolutivo prosegue sempre più focalizzato sulla fiigura femminile, sino alle opere di un Matisse anziano ma con una forza immaginativa prorompente è il caso di “Giovane donna in bianco su sfondo rosso” (1946) ed “Interno Blu con due ragazze” (1947).

Roma 4 Marzo 2014 a cura di Marco Minuto

 

LE GEMME DELL’IMPRESSIONISMO IN MOSTRA A ROMA SINO AL 23 FEBBRAIO AL MUSEO DELL’ARA PACIS

 

Una mostra eccezionale che sta per terminare e che merita di essere visitata dai ritardatari. L’esposizione è preziosa sia per la bellezza che per la rarità delle opere esposte. Infatti da Parigi a Washington, L’Ara Pacis è l’unico museo Europeo che ha l’onore di accogliere i capolavori degli Impressionisti francesi, che escono dalla loro sede nella National Gallery of Art di Washington per essere esposti in vari musei del mondo, tra cui San Francisco, Sant’Antonio, Tokio e Seattle. L’esposizione raccoglie sessantotto opere e la sua rilevante peculiarità è che ha un percorso suddiviso in sezioni a tema ; (Dal paesaggio, al ritratto, alla natura morta) che ci porta ad attraversare l’Impressionismo degli albori con Boudin, maestro di Monet sino al XIX. L’impressionismo creato da pittori indipendenti, all’inizio fu un movimento molto criticato. Oggi annovera gli artisti più amati e ricercati e quindi, una mostra di questa corrente pittorica  organizzata in Italia, dove i musei ospitano molto poco di tale espressione artistica su tela sta avendo un grande eco internazionale. Tra l’altro, come osserva Renato Miracco, nel suo saggio dedicato alla mostra, l’impressionismo è “l’unica cultura del moderno che un vasto pubblico riesce a capire”, perché l’impressione arriva al cuore e dal cuore. È Claude Monet che apre la mostra con una veduta di Argenteuil ad introdurre il visitatore al paesaggio impressionista con i suoi colori che emozionano il visitatore sino allo stupore. Ci sono poi le marine ventose di Boudin, le campagne di Pizzarro ed i panorami cittadini di Sisley. Nella stessa ala i dipinti maestosi di Rembrandt e Van Gogh, che con i suoi Tulipani Rossi lascia senza respiro chi le osserva. In mostra anche le corse dei cavalli di Degas e poi ancora Seurat, Redon e tanti altri. Un genere rinnovato dagli Impressionisti furono ritratti, spicca tra essi un’autoritratto di Gaugin. Infine tra le meraviglie di questa mostra spiccano le nature morte di Manet e la Toure, ed i celebri ed immortali dipinti di Cezanne.

 

 

 

Roma 10 Febbraio 2014 a cura di Marco Minuto


FRANCESCO. TRACCE PAROLE E IMMAGINI.

 

Dal 30 Gennaio al 1 Marzo a Roma, nel Palazzo San Macuto nel cuore storico della biblioteca della Camera dei Deputati, si terrà una mostra dedicata al Santo per eccellenza, San Francesco d’Assisi. Organizzata dall’Associazione MetaMorfosi e curata da Flavia De Sanctis l’esposizione è un’inno al messaggio francescano, altissimo ed universale mai attuale quanto oggi.

Infatti, la figura storica, spirituale ed umana di San Francesco è esaltata sia per la rarità degli oggetti esposti che per il messaggio del Santo che interroga da millenni la coscienza dei credenti e dei non credenti.

La riflessione principale è come il suo insegnamento ci traghetti per la sua immensa ricchezza dalla sua Assisi all’eternità. La rarità delle preziose testimonianze, raramente accessibili al pubblico è un’altra ragione per non perdere l’occasione di visitare questa esposizione. Nella mostra tra le rarità il manoscritto della leggenda maior (conservato nella biblioteca Nazionale di Roma) ed altri quattordici tutti del XIII e XIV secolo, da sempre custoditi nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi. Il cuore dell’esposizione è il più antico manoscritto del Cantico delle Creature, parte del manoscritto 338. Dello stesso manoscritto ci sono i dodici capitoli della Regula approvata nel 1223 da Papa Onorio III Savelli, che è l’indirizzo spirituale di San Francesco ai frati della comunità. Nella seconda sezione della mostra sono da ammirare le più antiche biografie del poverello di Assisi e gli stupendi fioretti, famosa raccolta ageografica francescana in volgare. Per quanto riguarda le immagini notevole è la bellezza e la maestria dei miniaturisti. Un’altra peculiarità di questa esposizione è che offre un percorso di valorizzazione di un qualcosa che sino a poco tempo fa era impensabile proporre.

 

Roma 31 Gennaio 2014 a cura di Marco Minuto

DA CARAVAGGIO A CANALETTO EVENTO DELLA STAGIONE UNGHERESE-ITALIANA

Da segnalare una stupenda mostra Europea che si terrà sino al 16 Febbraio al Szépmuvészeti Múzeum di Budapest, città ormai strategica per la cultura internazionale. E’ una mostra che abbraccia due secoli di una luminosa stagione pittorica italiana: il XVII ed il XVIII secolo, quasi a proseguire il bellissimo discorso iniziato con la mostra sul Rinascimento Italiano tenutasi solo tre anni fa, attirando numerossisimi visitatori dove erano esposti grandi capolavori di Botticelli e di Tiziano.

La peculiarità della mostra è che sono esposte opere testimonianza di tutte le diramazioni artistiche dell’epoca, che furono tantissime, come il naturalismo rappresentato dalle opere del Caravaggio (Il ragazzo con il Canestro di frutta), per poi proseguire attraverso il Manierismo, il Realismo ed il Barocco classicheggiante rappresentato dai tre fratelli Carracci.

La nascita del vedutismo è splendidamente rappresentata da quattro dipinti del Canaletto. Oltre le stupende  opere già presenti  nel museo, tra le quali tele importantissime di Annibale Carracci, Artemisia Gentileschi, Guarcino, sono arrivate moltissime opere da altri musei Europeei tra cui il Prado, gli Uffizi, il Louvre e Galleria Borghese.  Questa significativa esposizione raccoglie anche opere di Tiepolo, Guercino, Guido Reni. Una mostra che, secondo Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese ha una peculiarità in più rispetto a tutte le altre. Infatti secondo l’esperta questa esposizione potrebbe essere considerata simile ad una effettuata negli anni trenta, ove l’importanza principale erano la bellezza stilistica e l’importanza delle opere, oltre ad evidenziare il talento dei grandi pittori. Un’altra nota di rilievo riguardante la mostra in oggetto è la possibilità di entrare in profondità nella lettura di ciascuna opera d’Arte, profondità data sia dalla cura con la quale è stata allestita la mostra sia dal percorso degli stili pittorici attraverso il XVII ed il XVIII secolo.

Roma 28 Gennaio 2014 a cura di Marco Minuto

Duchamp Re-Made in Italy

Galleria Nazionale d’Arte Moderna 8 Ottobre – 9 Febbraio 2014

Si tiene a Roma dall’8 ottobre 2013 al 9 Febbraio 2014 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna la mostra dedicata a Marcel Duchamp uno dei maestri di punta dell’arte dada a cinquant’anni dal suo ultimo viaggio in Italia . All’interno della mostra sono presenti i quattordici Ready – Made donati da Arturo Schwarz che stanno a testimoniare le straordinarie caratteristiche di queste opere mirate ad una spiccata immaginazione creativa ma dove altresì vengono messe in evidenza le straordinarie doti decontestualizzanti dell’opera in se che acquisisce anche contorni dal sapore ironico.

Ogni opera ha una sua dignità artistica specialmente se riguarda oggetti di uso comune e come tale merita di essere divulgata ed è in questo pensiero che possiamo ritrovare nei Ready- Made di Duchamp opere come una “Bicycle Wheel” una ruota di bicicletta imperniata su di uno sgabello, oppure la riproduzione di un orinatoio e per finire un ferro da stiro rivestito da chiodi nella sua parte inferiore tale da renderlo decontestualizzato rispetto l’uso reale dello stesso .

Da non sottovalutare in conclusione l’influenza che Duchamp trasmise attraverso le sue esposizioni presso la Galleria Schwarz di Milano risalente all’anno 1964 ed a Roma presso lo Spazio Gravina nel 1965, ad artisti come Gianfranco Baruchello ed Enrico Baj che non mancavano nelle loro opere di inserire quella vena ironica da renderle uniche nel loro genere.

La mostra è curata da Stefano Cecchetto, Giovanna Coltelli e Marcella Cossu con l’allestimento di Alessandro Maria Liguori.

Roma 15 Gennaio 2014 a cura di Marco Minuto

 

MOSTRA MODIGLIANI SOUTINE E GLI ARTISTI MALEDETTI 

14 Novembre 2013 – 6 Aprile 2014 Palazzo Cipolla Roma



 

Dal 14 Novembre 2013 è approdata a Roma una delle più affascinanti mostre pittoriche degli ultimi anni. Infatti dopo la Pinacoteca di Parigi ed il Palazzo Reale di Milano la mostra è ora nella sede del museo Palazzo Cipolla di Roma. Per la prima volta nella capitale una così ricca collezione di opere appartenenti a Jonas Netter (1867-1946) un rappresentante commerciale con la passione per l’Arte che raffino' attraverso l’incontro con il mercante d’arte polacco Leopold Zborowski. Quest’ultimo infatti presentò a Jonas Netter numerose opere di Artisti all’epoca sconosciuti. Tra questi ultimi il grande genio Amedeo Modigliani, che incantò il collezionista con i suoi volti femminili stilizzati. Tra le cui opere spiccano Elvire con colletto bianco risalente al 1918 e Fanciulla in abito giallo 1917. Fu proprio Amedeo Modigliani a presentare Soutine a Netter, che scoprì anche poco dopo i quadri di Maurice Utrillo dnel suo “periodo Bianco” con le opere paesaggistiche tra le quali Piazza della chiesa a Montmagny, Chiesa di periferia e Rue Muller a Montmartre. Altre sorprendenti opere sono proprio della madre di Utrillo, modella ed artista dell’epoca . Altra peculiarità della mostra è il commento di Corrado Augias in una autoguida che accompagna il visitatore attraverso le centoventiopere dei più grandi maestri della Storia dell’Arte dei primi anni del Novecento intorno al cenacolo di Montparnasse.

Roma 14 Gennaio 2014 Marco Minuto



 

MOSTRA DI FAUSTO PIRANDELLO IL TEMPO DELLA GUERRA (1939-1945)

 

Dal 23 Novembre 2013 al 23 Febbraio 2014 le fabbriche chiaramontane di Agrigento ospitano la mostra dedicata al grande pittore, figlio del drammaturgo Luigi.

Dopo la ampia antologica a lui dedicata subito dopo la sua morte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, questa è la rappresentazione più originale ed esaustiva dell’opera del grande maestro del novecento Fausto Pirandello. La mostra è caratterizzata da sessanta opere, di cui trenta dipinti provenienti da collezioni private (Romane, Milanesi e Siciliane) e da sanguigne, acquarelli pastelli provenienti dai diretti eredi. Le suddette opere rappresentano in maniera evidente il periodo più interrogante influenzato da Picasso al surrelaismo ed all’arte etrusca. Il grande pittore aveva una aspra visione della realtà dovuta anche al periodo storico vissutto dall’artista. La sua pittura quindi è pervasa di dolore che riesce a trasformare sublimandolo. In questo ultimo periodo, grazie anche all’Associazione Fausto Pirandello ed a un catalogo Electa a lui dedicato ritorna ad emergere il talento di uno dei pittori più incisivi nel novecento unitamente ai grandi Guttuso e Mafai e Morandi con i quali condivise la premonizione della guerra e la lacerante ricerca espressionistica.

Roma 21 Dicembre 2013 Marco Minuto


 

 

Comunicato stampa mostra

  

 

 

Mondo unico e molteplice

 

A cura di Andrea Romoli Barberini

  

Espone

 

Seble

 

Grand Hotel Plaza

 

Via del Corso, 126, 00186 Roma

 

Inaugurazione venerdi 13 dicembre ore 18.00 (fino al 20 dicembre 2013)

 

 

 

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Si inaugura il 13 dicembre (fino al 20 dicembre 2013), presso il Grand Hotel Plaza di Via del Corso a Roma, la personale di Seble dal titolo Mondo unico e molteplice.

 

Curata da Andrea Romoli Barberini l’esposizione presenta circa 14 pitture ad olio, di vario formato, rappresentative della ricerca recente svolta dall’artista.    

 

Lo stesso Romoli Barberini apre il catalogo con la seguente considerazione:

 

 

 

[…]basterà confrontare i lavori realizzati dal 2008 ad oggi per leggere chiaramente quella sorta di “virata dolce” che, nel volgere di un tempo relativamente contenuto, senza smentire quella particolare cifra stilistica basata su una tavolozza dai colori caldi cui vanno occasionalmente a sommarsi improvvisi colpi di luce fredda, ha saputo trasformare, in questi manufatti, la nostalgia in analisi introspettiva che si fa occasione e spunto di partenza anche per una possibile ipotesi di critica al presente. […]Queste che sulle tele di Seble si presentano come coabitazioni improbabili che chiamano in causa, con pari dignità, angeli, veneri, putti alati della tradizione occidentale insieme a elegantissime e antiche divinità, figure e segni di culture esotiche, ci esprimono con l’immediatezza dell’immagine la complessità della dimensione culturale dell’artista. Una dimensione culturale ricca e composita che si palesa nettamente, ma senza priorità, nella virtuosa esaltazione delle sue differenze e nelle sue originarie identità. […]

 

(dal testo in catalogo di A. Romoli Barberini)

 

Info mostra : 335.75.74.483


I CAPOLAVORI DEL MUSEO DI SAN GENNARO

Fondazione Roma Palazzo Sciarra 30 Ottobre 2013 – 16 Febbraio 2014

Evento unico al mondo, l’approdo al Museo Sciarra di Roma della Mostra del Tesoro di San Gennaro di Napoli. Una mostra di grande valore artistico e culturale che, per la prima volta, porta fuori dalla sua città di origine i capolavori del Tesoro. Ai visitatori la possibilità di assistere alla meraviglia della più alta esposizione di Arte orafa, in cui non solo saranno presenti 70 capolavori, ma anche documenti, dipinti, sculture ed arredamenti sacri. Intorno alla venerazione di San Gennaro, Santo cattolico più famoso e conosciuto al mondo, si è creato un Tesoro lungo settecento anni. Tutto nacque da un voto della città di Napoli alla devozione del suo Santo Protettore nel gennaio 1527. Si aggiunsero nel corso dei secoli a seguire, donazioni di papi imperatori ed ex voto. Altra peculiarità di questa mostra è che il Tesoro di San Gennaro non è stato mai soggetto a spoliazioni esterne. La mostra è curata dal Direttore del museo di San Gennaro Paolo Jorio e dal famoso gemmologo Ciro Paolillo, Professore alla Sapienza.

Fra i capolavori più suggesstivi spiccano la Collana di San Gennaro, commissionata da Carlo d’Angiò a Michele Dato nel 1679, con argento oro e pietre preziose e la Mitra, con 3964 pietre preziose creata da Matteo Treglia.

Il valore inestimabile di questa mostra è superiore financo ai gioielli della Corona inglese e dello Zar di Russia, ma, secondo me, la preziosità superiore è lo stupore che raggiunge lo sguardo e l’anima del visitatore.

 

Si ringrazia la Fondazione Roma nella persona del suo Presidente Emanuele Emmanuele per la sensibilità sempre dimostrata nel campo della valorizzazione dei Beni Artistici.

 

Roma 3 Dicembre 2013 Marco Minuto

21mo incontro con la “pittura” di Fondantico

 

Roma 20 Novembre 2013

Dal 9 Novembre al 21 dicembre 2013 nella prestigiosa sede di casa Pepoli Bentivoglio di Bologna, la galleria d’arte Fondantico, di Tiziana Sassoli, organizza il ventunesimo incontro con la pittura. E’ un tradizionale appuntamento autunnale dedicato all’Arte antica, nella quale saranno esposti più di trenta dipinti realizzati da grandi maestri bolognesi ed emiliani dal 1300 al 1800. Per ogni secolo, ci saranno testimonianze artistiche di alto valore. In apertura due dipinti di Simone Di Filippo, uno dei pittori più prolifici del trecento, chiamato Simone de’ Crocefissi per la sua abilità nel raffigurare il Cristo ed anche una preziosa tavola di Jacopo di Paolo, esponente del Neogiottismo bolognese raffigurante Santa Margherita in carcere, da ritenere parte dello stesso complesso del Martirio di Santa Margherita della fondazione “Roberto Longhi di Firenze”. Per il cinquecento troviamo le opere di due artisti ferraresi di cui non si conosce l’identità : Il maestro dei dodici apostoli e L’Amico Friuliano del Dosso, così denominato proprio da Longhi per la vicinanza ai modi di Dosso Dossi. Per il Seicento invece spicca il maestoso Guido Reni con il suo dipinto “Due Baccanti”, frammento della grande tela “Nozze di Bacco e Arianna”, tela eseguita per il cardinale Francesco Barberini. E’ presente anche Giacomo Cavedoni con il dipinto Madonna con Bambino e Santi. Per il seicento spiccano anche le opere di Camillo Procaccini e Ludovico Lana. In apertura del settecento la grande tela “Mosè fa scaturire l’acqua” capolavoro del bolognese Giuseppe Gambarini ed una pala del celebre autore bolognese Ercole Graziani “Madonna di San Luca al santuario su Monte della guardia”. Per l’Ottocento invece si segnala, tra gli altri, “Paesaggi di Vincenzo Martinelli, noto temperista bolognese del diciotessimo secolo.” Chiudono un bozzetto di Gaetano Gandolfi ed una veduta cittadina di Antonio Basoli.

 

Marco Minuto

Palazzo Barberini mostra dedicata al pittore rinascimentale Antoniazzo Romano

 

E’ iniziata a Roma il 1 novembre sino al 2 febbraio 2014 la mostra dedicata al pittore Antoniazzo Romano, curata da Stefano Petrocchi Storico dell’Arte e da Anna Cavallaro docente all’Università La Sapienza di Roma,nonché una delle massime esperte del pittore.

Antonio di Benedetto Aquili soprannominato Antoniazzo Romano nacque presumibilmente a Roma tra il 1435 e il 1440. Le sue opere erano  indirizzate ad un pubblico composto in maggioranza da alti prelati della curia romana, comunità religiose e grandi esponenti dei ceti nobiliari.
All’interno della mostra figurano una quarantina di opere di Antoniazzo Romano tra le quali “La Madonna del Latte”che proviene dal museo civico di Rieti realizzata nel 1464 e una Nativitàproveniente dall’episcopio
di Civita Castellana . L’esposizione mette in risalto la devozione del pittore alla figura della Madonna riprodotta con sembianze molto affini a quelle che erano le tipologie femminili di quel periodo storico.

Non mancano nella mostra i referimenti artistici a coloro che si sono ispirati al pittore Antoniazzo Romano, trattasi comunque di pittori locali. Da sottolineare anche l’iniziativa in collaborazione con il Comune di Roma, dove il pubblico viene accompagnato alla scoperta di quelle che sono le testimonianze di questo grande pittore rinascimentale romano. Attraverso le sue meravigliose decorazioni, che possiamo ammirare altresì in quelli che sono i luoghi sacri più importanti della città di Roma come, le Basilica dei Santi XII apostoli, di Santa Croce in Gerusalemme, di San Giovanni In Laterano, del Pantheon e nelle chiese gianicolensi di San Pietro in Montorio e Sant’ Onofrio.

Si segnala comunque che tra le opere attribuibili ad Antoniazzo Romano, vi è una splendida Annunciazione che si trova a Roma in Santa Maria sopra Minerva. Non consta che l’opera sia stata comunque attribuita con certezza ad altri autori.

A cura di Marco Minuto

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